
Con l'arrivo dell'autunno, si rinnova un dilemma a lungo posto e mai risolto.
Dopo le ferie agostane, si rientra nella solita vita quotidiana, i consumi riprendono e già si pensa al Santo, Santissimo, Sacrosanto Natale.
Aziende sempre più meccanizzate sversano in aria e nei corsi d'acqua residui di petrolio come scarti industriali; il clima appare mutevole, pare fare sempre meno freddo – nonostante scienzia e scienziati lo neghino – e, almeno fino al momento, si ignorano (ammesso che ve ne siano) i collegamenti fra la tecnologia e un vivere sempre più malandato.
Codesta è una rubrica pratica, dunque non è tavola dove apparecchiare simili pietanze che ostacolano i tempi moderni. Quindi la semplice domanda che ci si pone – alla luce soprattutto del sopramenzionato Natale e dei regali che esso comporta –è: dove vanno a finire gli androidi di cui si è stufi e che, sbarazzandosene, si intende sostituire?
Finora è stato rilevato, per la maggioranza, essere abbandonati liberamente e – osiamo aggiungere – incivilmente in prati incolti, al di sotto di ponti e cavalcavia o semplicemente a ridosso di laghi e fiumi.
Il Governo afferma di stare approntando alcune discariche specializzate, che possano recuperare il maggior numero di componenti ancora riutilizzabili, ma... basterà tutto ciò?
Presto o tardi non verremo sommersi da rifiuti robotici? O sarà sufficiente spazzarli sulle colonie oltremare?

