
Bisogna essere onesti: capita di rado che l'Italia vinca le guerre. La responsabilità non è del fante italiano, sempre fedele, gagliardo e ardito. La colpa è dei suoi generali, sempre assenti, retrogradi e vigliacchi!
Ma in questa giornata di festa non si intende crear polemica.
Oggi si celebra il 24 maggio 1915, giorno di entrata del Regno d'Italia nella Grande guerra. Dunque, alle sacre commemorazioni in quel di Fagarè, di fronte alle maggiori Autorità dello Stato e proprio innanzi l'osteria Zanin che vide le sue fondamenta sbreccate dalla barbarie austrungarica, ma le sue mura coperte di italico eroismo, si è tenuto un commosso minuto di silenzio in memoria di tutti i nostri caduti, seguito da una sentita esecuzione della Marcia Reale.
A tale patriottico scopo, si intende pubblicare il testo de 'La leggenda del Piave', che tanto ha scosso e spronato gli animi e che rappresenta l'Italia e i suoi valori.
Il Piave mormorava
calmo e placido, al passaggio
dei primi fanti, il ventiquattro maggio.
L'esercito marciava
per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera.
Muti passaron quella notte i fanti
tacere bisognava, e andare avanti.
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar dell'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero
il Piave mormorò: "Non passa lo straniero".
Ma in una notte trista
si parlò di un fosco evento
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha vista
venir giù, lasciare il tetto
poiché il nemico irruppe a Caporetto.
Profughi ovunque, dai lontani monti
venivan a gremir tutti i suoi ponti.
S'udiva allor, dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l'onde.
Come un singhiozzo, in quell'autunno nero
il Piave mormorò: "Ritorna lo straniero".
E ritornò il nemico
per l'orgoglio, per la fame
volea sfogare tutte le sue brame.
Vedeva il piano aprico
di lassù, voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora.
"No" disse il Piave, "No" dissero i fanti,
"Mai più il nemico faccia un passo avanti!".
E si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan le onde
rosso del sangue del nemico altero
il Piave comandò: "Indietro va', straniero!".
Indietreggiò il nemico
fino a Trieste, fino a Trento
e la vittoria sciolse le ali al vento.
Fu sacro il patto antico
tra le schiere, furon visti
risorgere Oberdan, Sauro, Battisti.
Infranse, alfin, l'italico valore
le forche e l'armi dell'impiccatore
sicure l'Alpi, libere le sponde
e tacque il Piave: "Si placaron le onde".
Sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri.
W TRENTO ITALIANA, W L'ITALIA!

